Il Corriere e l’istinto del Cav.

Non sono passate più di due settimane da quando sul Corriere della Sera si esprimevano più o meno esplicitamente auspici per la formazione di un governo guidato da un “tecnico”, che secondo qualche interpretazione avrebbe anche potuto essere il titolare dell’Economia, fino ad allora descritto come l’unica personalità, escluso Mario Draghi ormai dirottato verso la Banca centrale europea, a riscuotere la fiducia dell’Europa.
21 AGO 20
Immagine di Il Corriere e l’istinto del Cav.
Non sono passate più di due settimane da quando sul Corriere della Sera si esprimevano più o meno esplicitamente auspici per la formazione di un governo guidato da un “tecnico”, che secondo qualche interpretazione avrebbe anche potuto essere il titolare dell’Economia, fino ad allora descritto come l’unica personalità, escluso Mario Draghi ormai dirottato verso la Banca centrale europea, a riscuotere la fiducia dell’Europa. Poi, però, sull’idea stessa di governo tecnico sono venute le opinioni contrarie di autorevoli editorialisti, da Angelo Panebianco a Sergio Romano, e la pratica è stata rapidamente archiviata. In sintonia con questa retromarcia di Via Solferino sono arrivate anche le prese di distanza da parte dei responsabili politici delle opposizioni, con qualche eccezione talmente irrilevante da confermare la regola.

Nell’editoriale di ieri di Francesco Giavazzi, poi, si ipotizza che sia lo stesso Silvio Berlusconi a farsi carico della situazione di crisi, in “un’opera in cui l’intuizione è più importante delle scelte tecniche”. Un capovolgimento di fronte impressionante, ma parzialmente corretto dal suggerimento al premier di chiedere “alla Banca d’Italia di mettere uno staff al suo servizio”. Già, la Banca d’Italia e non il ministero dell’Economia, il cui titolare, in questo quadro, verrebbe messo sostanzialmente in mora, quasi “licenziato” dalle colonne del Corriere. Sarebbe troppo facile leggere in questa svolta radicale del quotidiano le conseguenze dell’insoddisfazione dei suoi proprietari, soprattutto grandi banche tra le più colpite dalle recenti vicende di mercato.

Giavazzi, come d’altronde gli altri editorialisti e il direttore Ferruccio de Bortoli, sono portavoce di tutti gli azionisti e di nessuno, ragionano con la propria testa e hanno sensibilità diverse. Probabilmente quel che ha indotto il Corriere a questa corposa correzione di rotta è la consapevolezza che in realtà non esistono soluzioni tecnocratiche a un problema politico, che riguarda insieme l’Italia e l’Europa e che anche sistemi istituzionali ed economici più compatti, come quello americano, non riescono ad affrontare in modo soddisfacente. Le manovre puramente deflattive adottate in molti paesi sotto la pressione dell’attacco ai debiti sovrani si sono dimostrate insufficienti e talora controproducenti, per puntare sulla crescita anche in questa situazione servono l’intuizione e il coraggio della politica. C’è da sperare che in un quadro di responsabile stabilità, visto che anche per il Financial Times nessuno è indispensabile ma cambiare in corsa le ruote del treno è pericoloso, Berlusconi oggi riesca nell’impresa, tutta politica, di rilanciare la propria autorità sul tema che è “istintivamente” più suo: la crescita.